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Piccola Guida turistica CANTALICE

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VIAGGIO NEL MONTEPIANO REATINO
Guida Turistica della 5^ Comunità Montana Montepiano Reatino


CANTALICE
La città di Cantalice dista 11 Km da Rieti. Percorrendo la statale 79, arrivati a Quattro Strade, s’incontra il bivio per Cantalice.
Storia e Arte
L’origine del paese si fa risalire all’epoca tardo romana quando, in seguito alle numerose invasioni da parte dei saraceni, le frazioni vicine a Cantalice (Rocca di Sopra, Rocca di Sotto e Rocchette) si unirono per costituire un centro inattaccabile.
Il centro appare isolato ed inespugnabile grazie alla scabrosità del colle, dove sorge il paese e alle case serrate tra loro fino al punto più alto dominato dalla Torre del Cassero. Il nome del paese deriva da catà ed ilex (presso il leccio), un leccio era nato su di una roccia dietro la sacrestia della Chiesa di S. Maria delle Grazie.
Cantalice nel corso della storia fu al centro di numerose controversie ed ebbe diversi padroni.
Durante il XV e XVI sec. Gli abitanti erano coinvolti in scontri territoriali con i comuni vicini, Poggio Bustone, Rivodutri e Rieti con la quale si alternavano periodi di pace.
Il furto di una scrofa, causa di uno dei tanti conflitti con Rieti, ispirò il poeta spoletino Loreto Vittori che, nel 1662, compose un poema giocoso in ottave intitolato “la troja rapita” imitando la composizione del Tassoni, “La secchia rapita”.
Cantalice passò dal Regno di Napoli allo Stato Pontificio più volte; da ricordare l’intervento del paese nella costituzione di Cittaducale, fondata da Carlo D’Angiò in onore del primogenito Roberto, duca di Calabria.
Intorno al ‘500 il vicerè Ferdinando Alvarez di Toledo, duca d’Alba, mandò un esercito in aiuto ai Cantaliciani in seguito ad un conflitto con i reatini e, saputo dell’esito positivo della battaglia, esentò per venticinque anni il paese dalle imposte, inoltre fece scrivere sotto l’arma il detto “Fortis Cantalica Fides”; da allora lo stemma del paese riporta tale motto sotto un’aquila imperiale ad ali aperte su di una torre fiancheggiata da un leone ed un elce ramoso.
Nel 1539 Cantalice fu donata dall’imperatore Carlo V alla figlia Margherita d’Austria, sposa in seconde nozze ad Ottavio Farnese; il potere farnesiano sul paese durò fino al settecento quando, per vicissitudini familiari, tornò al Regno di Napoli.
Il paese ha la forma di una goccia d’acqua la cui parte più alta è caratterizzata dalla presenza della Torre del Cassero (XI sec.), resti di un antico castello medioevale: la torre ha in parte forma cilindrica in parte rettangolare, ciò attesta i numerosi rimaneggiamenti che ha subito nel corso dei secoli.
Alle sue spalle si trova la Chiesa di S. Felice, dedicata al cappuccino, originario del paese, che fu il primo del suo ordine ad essere beatificato nel 1625 e canonizzato il 28 maggio 1712 da Papa Clemente VI.
Dalla chiesa si gode uno splendido panorama che si apre sulla piana reatina con i laghi Lungo e Ripasottile, fino alle vette dei monti del Tancia.
Le origini della chiesa sono settecentesche e la splendida facciata ed il campanile a vela rendono maestosa, al suo interno sulla pala d’altare è raffigurato S. Felice, Gesù Bambino ed alcuni Angeli.
Usciti dalla chiesa si nota la sede della Confraternita S. Felice sulla cui facciata spicca lo stemma del paese, inoltre si ammirano i resti della Chiesa di S. Andrea. Scendendo nella parte bassa del paese s’incontrano la Chiesa della Misericordia e la Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Popolo abbellita nella facciata da un portale del 1548; al suo interno ospita i monumenti funebri a Giovanni Battista Valentini e di S. Felice Porri, sull’altare maggiore si nota una tela del XVII sec. Rappresentante l’ultima cena. Annesso alla chiesa si trova l’ex Convento degli Agostiniani (ospiterà un circolo ricreativo giovanile) ed il Chiostro, meta di interessanti incontri. Nella parte inferiore del paese c’è la Chiesa di S. Maria delle Grazie che custodisce al suo interno una statua lignea della Madonna portata in processione il giorno della sua festa, la leggenda vuole che questa statua sia stata ritrovata miracolosamente in una grotta. Al centro del paese un suggestivo incrocio di archi preannuncia il Palazzo Ramacogi caratterizzato sulla facciata da una loggia cinquecentesca con cinque arcate e da un portale con bugnato; secondo alcune tesi si ritiene che il palazzo fu restaurato dal Vignola.
A Circa 2 Km dal paese sorge il Santuario di S. Felice all’Acqua che prende il nome dalle sorgenti fatte scaturire dal Santo. Il semplice Santuario ospita un dipinto uguale a quello della Chiesa di S. Felice. In epoche passate era meta di pellegrinaggio, perché costituiva una diramazione della Via Francigena; oggi è visitato da fedeli che giungono dall’entroterra reatino.
Bisogna menzionare tra gli uomini illustri di Cantalice Mons. Giovanni Battista Valentini, detto il Cantalicio, noto per la sua cultura e per la conoscenza della lingua latina tanto da essere convocato alle corti di papa Borgia e dei Medici.
Natura e Sport
Il paese di Cantalice è situato tra il Monte Terminillo e la Valle Reatina dove sono presenti i laghi Lungo (chiamato lago di Cantalice) e Ripasottile.
Questi due bacini costituiscono un’antica traccia del Lacus Velinus, le cui acque occupavano gran parte della pianura. In epoca romana le acque vennero fatte defluire verso la conca terzana formando la nota cascata delle Marmore.
I due laghi sono rimasti in vita grazie agli invasi d’origine carsica ed al costante apporto d’acqua dei corsi fluviali locali.
Il paesaggio lacustre conserva un ambiente incontaminato tanto da costituire una Riserva Naturale, meta d’appassionati della natura e sportivi.
Per chi volesse saperne di più si rimanda alla sezione Natura e sport del Paese di Rivodutri.
Folclore e Gastronomia
Molte sono le manifestazioni di carattere culturale che coinvolgono il paese di Cantalice. Dal primo luglio al 31 agosto la compagnia teatrale “Gli Amici di Cantalice” propongono commedie in vernacolo per ricordare l’erudito compaesano Giovanni Battista Valentini.
Nel mese di maggio sono dedicate al patrono del paese, S. Felice, solenni liturgie e concerti, eseguiti dalla banda musicale “Città di Cantalice”. A queste celebrazioni partecipano le cinque confraternite presenti nel paese, quelle di S. Antonio, della Misericordia, di S. Felice, della Madonna delle Grazie e della Buona Morte; ognuna di esse è preceduta dal proprio priore ed insieme percorrono le vie del paese mostrando i caratteristici costumi dalle lunghe vesti e con i cappucci a righe bianche-azzurre, nere-marroni e rosso cardinale.
La confraternita di S. Felice è la più antica e più grande: conta circa cento persone che si rinnovano da padre in figlio, il costume si differenzia dagli altri poiché è costituito da un semplice saio francescano. Le confraternite a Cantalice hanno un ruolo fondamentale per l’incremento sociale, culturale, economico oltre quello religioso.
Altre feste religiose sono la Madonna della Grandine, S. Liberato e San Felice all’Acqua. Per S. Liberato nel 2000 è stato ripristinato il sentiero dei mulini, un cammino lungo i fossati utilizzati per le macine. Per S. Felice la prima domenica di settembre, dal 1995, si svolge presso il Santuario la Fiera Mercato, nella quale vengono riaperte le vecchie botteghe per la vendita del buon vino della zona e di altri prodotti locali; la seconda domenica è caratterizzata da una gara podistica che si snoda tra le frazioni di Cantalice per terminare con festeggiamenti.
Inoltre il periodo estivo, nei fine settimana, è allietato dall’Estate Cantaliciana, che coinvolge tutto il paese con manifestazioni di carattere religioso, ludico e gastronomico.
Tra gli intrattenimenti ricordiamo i Concerti al Chiostro di S. Maria del Popolo (Ex Convento degli Agostiniani), che sono giunti alla quinta edizione e vengono frequentati da personaggi illustri della musica classica.
Nell’ultima domenica di carnevale c’è la Festa dell’Arcobaleno, nella quale ad ogni frazione viene assegnato un colore e la stessa dovrà munirsi di coccarde e realizzare un dolce in tinta.
I golosi possono assaporare le “strengozze”, tagliatelle di farina e acqua condite con sugo di pomodoro; tale piatto si degusta nella Sagra delle strengozze.
Anche la presenza del tartufo nero comune (da segnalare le tartufaie in località Fonte Barone) rende questa zona degna di essere visitata non solo per la bellezza dei luoghi ma anche per la buona cucina.