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Piccola Giuda Turistica Leonessa

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Leonessa
Leonessa dista 36 km. da Rieti, in direzione Nord-Est percorrendo la statale 79 si svolta al bivio per Morro e si prosegue sulla statale 521.

Storia e arte
Leonessa fu fondata nel 1278 da Carlo I d’Angiò nel sito del Castello di Ripa di Corno. Il nome originario, Gonessa, deriva dalla cittadina francese Gonesse, con cui nel 1981 la città si è gemellata. Dalla dizione con l’articolo, La Gonessa, scaturì il nome attuale, che già comparve alla fine del ‘300 nella forma Lionissa. Come avvenne per altri centri della zona, l’esigenza di consolidare le frontiere settentrionali del regno di Napoli suggerì il sinecismo di castelli e villaggi disseminati nell’altopiano leonessano. Nel 1539 Leonessa venne infeudata da Carlo V, che la cedette alla figlia Margherita d’Austria per le sue nozze con il duca Ottavio Farnese. La cittadina seguì dunque le sorti degli Stati Farnesiani d’Abruzzo, che nel sec. XVIII tornarono al Regno di Napoli.
All’ingresso nord della città ci da il benvenuto la Porta Spoletina (sec. XV). Lungo le vie che confluiscono nella piazza principale, e in particolare in Via S. Francesco, si allineano bei palazzetti dei secoli XVI e XVII, il periodo di massimo splendore di Leonessa, quando l’industria laniera conobbe uno straordinario sviluppo. Nella stessa via si trovano la Chiesa di S. Francesco e l’attiguo Convento. La costruzione ebbe inizio verso la fine del ‘200, ma si protrasse nei secoli successivi; la complessità della struttura e le sue irregolarità attestano questa lunga storia di trasformazioni e di adattamenti alla fisionomia mutevole del centro abitato. La facciata della chiesa è in conci di pietra rossa locale, tipica dell’architettura religiosa leonessana. Tra le opere custodite all’interno della chiesa, i leonessani sono particolarmente affezionati al Presepe in terracotta policroma (di autore abruzzese del ‘500) e al Crocifisso ligneo, opera umbra del XVI secolo. All’inizio degli anni ‘90 sono stati scoperti nella Cripta numerosi affreschi: tra questi un ciclo pittorico di straordinaria bellezza, datato agli inizi del ‘400 e attribuibile ad autori diversi, rappresenta, con chiara ispirazione giottesca, l’Inferno, dal vivace realismo, il Paradiso, la Madonna dell’ulivo (documenta il passaggio dei Bianchi nel 1400) ed episodi della Passione e Risurrezione di Cristo. Il convento annesso alla chiesa di S. Francesco ritorna oggi all’antico splendore grazie ad un sapiente e delicato restauro; risale agli inizi del XV secolo il mistico chiostro, affrescato al piano inferiore con episodi della Vita di S. Francesco; l’edificio è destinato ad accogliere il Museo Demoantropologico.
Il Santuario di S. Giuseppe da Leonessa, lungo il corso omonimo, è un pregevole esempio di architettura barocca: custodisce le spoglie del Santo, tra cui il cuore ancora intatto, racchiuso in un reliquiario seicentesco d’argento. Il santuario è il cuore della città e del popolo di Leonessa, che venera il Santo come suo celeste patrono. Nato, infatti, a Leonessa l’8 gennaio 1556, fa frate cappuccino di vita austera e caritatevole, predicatore e taumaturgo insigne, missionario a Costantinopoli ove subì atroce martirio. Morì ad Amatrice il 4 febbraio 1612. I leonessani, con “sacro furto” nella notte del 18 ottobre 1639, ne riportarono le spoglie in patria. Sulla sua casa fu eretto dapprima un oratorio; quindi nella prima metà del ‘700, ad opera dell’architetto Filippo Brioni, una vera chiesa. Gli affreschi sono di Giacinto Boccanera (sec. XVII, prima cupola) e di Virginio Monti (1912, seconda cupola). L’organo è opera dell’organaro tedesco Giovanni Corrado Werlè (1759). Annesso al santuario, il Museo Don Pio Palla conserva paramenti sacri e oggetti risalenti all’epoca della costruzione del santuario. Proseguendo incontriamo la Chiesa di S. Maria del Popolo, cominciata verso la fine del XIII secolo e ultimata solo nel XVI; sulla facciata uno splendido portale tardo gotico.
La piazza municipale è caratterizzata da case medievali con bassi e massicci porticati: al centro la bella Fontana Farnesiana, dono di Margherita d’Austria. Sulla piazza si affaccia la Chiesa di S. Pietro che, costruita dagli Agostiniani verso la fine del ‘200, ha subito nel corso dei secoli profonde trasformazioni. La struttura, studiata im maniera da adattarsi al profilo della montagna, presenta due chiese sovrapposte: l’una, inferiore, S. Maria delle Grazie, l’altra, superiore, S. Pietro. Corre per tutta la lunghezza delle due chiese un grande loggiato panoramico (sec. XV), unico elemento superstite dell’antico Convento. All’interno della Chiesa di S. Pietro, ricostruita in forme barocche dopo il violento terremoto del 1703, si segnalano molti dipinti tra cui la Madonna col Bambino tra i SS. Agostino, Carlo Borromeo e Caterina d’Alessandria (sec. XVII) di Giovanni Lanfranco da Parma e la Vergine incoronata con i SS. Giovanni Battista, Francesco e Maria Maddalena, secondo alcuni da attribuire al caravaggesco Manfredi. Ma l’opera più sorprendente è certo la dolcissima Madonna del Parto: di autore anonimo seicentesco, raffigura la Madonna in attesa del Salvatore intenta nella lettura; un cartiglio ai suoi piedi avverte “O passeggero, tu contempli la Vergine Maria che porta in grembo il Verbo e medita il Verbo”. Nella chiesa inferiore una Pietà lignea, pregevole copia cinquecentesca dell’opera michelangiolesca conservata in S. Pietro e una Deposizione (metà del sec. XVI) in terracotta policroma, di scuola abruzzese.

Natura e sport
Il territorio leonessano abbraccia il versante settentrionale dei monti Reatini ed è costituito da un vasto altipiano circondato dalle montagne, tra cui spiccano le vette del Terminillo (m.2216), del monte Cambio (m.2084), del monte Boraggine (m.1829) e del monte Corno (m.1735).
Agli occhi del visitatore, immerso nell’incanto di silenzi profondi, si aprono scenari diversi, ma tutti di straordinaria intensità, dalle montagne verdissime nella buona stagione alle calde policromie dell’autunno, dalle nudità dei picchi rocciosi al candore dei paesaggi innnevati. Numerose le passeggiate da farsi lungo i sentieri montani tra faggete secolari e ampie radure fiorite sullo sfondo di montagne ricoperte da un fitto mantello di vegetazione.
Leonessa vanta ottime attrezzature anche per lo sport bianco: le sue montagne, sempre innevate nei mesi invernali, offrono numerose opportunità agli appassionati di sci (varie piste in località Monte Tilia a Leonessa e in località Campostella a 4 km. dal paese), fondo (Anello di Vallonina, km. 5, Anello di Fontenova, km. 4), sci-escursionismo (dal Rifugio di Vallonina parte un percorso che si dirama in varie direzioni sul massiccio del Terminillo).

Folclore e gastronomia
Leonessa si segnala per la sua sensibilità alle esigenze di un turismo attento agli aspetti culturali, artistici, ambientali e gastronomici del territorio.
Il 5 gennaio, durante la cosiddetta Pasquarella, gruppi di giovani in costume tradizionale leonessano intonano canzoni popolari natalizie per le vie del paese; il giorno dell’Epifania si allestisce uno spettacolo di burattini per i bambini con distribuzione di dolci e doni.
La seconda domenica di febbraio è la Festa della Neve con assaggio di prodotti locali.
Nel periodo pasquale la Processione del Cristo Morto (con il Crocifisso custodito nella Chiesa di S. Francesco) il VenerdÏ Santo e la Processione della Pietà il Sabato Santo si svolgono secondo un antico rituale molto suggestivo.
Il 4 febbraio la Festa di S. Giuseppe da Leonessa ricorda la morte del Santo avvenuta nel 1612 nel Convento di Amatrice. Le celebrazioni sono molto sentite, in particolare dagli uomini che vi partecipano con grande devozione.
L’ultima domenica di giugno in occasione della Festa di S. Pietro e Paolo (29 giugno) si svolge il Palio del Velluto e la Fiera di merci e bestiame, la più antica fiera leonessana. Il Palio del velluto è una rievocazione recente di grande interesse. Il 29 giugno del 1464 ebbe luogo per la prima volta una grande fiera, la cosiddetta “mercatura”, della durata di circa una settimana. Esonerata con regio decreto da ogni tipo di dazi e gabelle, la fiera ogni anno era frequentata da mercanti venuti da tutta l’Italia centrale per scambiare i loro prodotti con quelli lanari e agricoli dell’altopiano leonessano. Alla fine della fiera si disputava una gara a cavallo detta “Palio del Velluto”, cui probabilmente partecipavano cavalieri dei Sesti leonessani (gli antichi rioni). La competizione era talmente sentita che Margherita d’Austria nel 1557 dovette sospenderla a causa dei numerosi episodi di sangue verificatisi.
Ancora in onore di S. Giuseppe da Leonessa nella prima domenica di luglio si organizza la Fiaccolata al Santuario di Colle Collato su Monte la Croce (m.1626).
La seconda domenica di luglio, in occasione della Festa di Maria SS. della Misericordia detta di Costantinopoli, ha luogo la Grande fiera di merci e bestiame, di origine settecentesca, detta fiera “franca” per essere libera da dogane.
Da non perdere l’Agosto Leonessano che propone una ricca rassegna di spettacoli: danza, balletto, teatro, musica. Numerose anche le fiere e le sagre nelle frazioni: ad esempio il 25 agosto a S. Giovenale la Festa della Madonna della Paolina con la Grande fiera di merci e bestiame.
Nella seconda domenica di settembre altri festeggiamenti in onore di S. Giuseppe da Leonessa, conclusi dalla solenne Processione del Cuore Santo.
La seconda domenica di ottobre ha luogo la Sagra della patata leonessana, particolarmente pregiata e saporita.
A dicembre la Festa del Tartufo sulla neve, con gara di cani che individuano i tartufi anche quando la terra è coperta da mezzo metro di neve. Non a caso Leonessa, il cui territorio vanta la presenza del tartufo nero comune e del tartufo nero pregiato, fa parte dell’Associazione Nazionale “Città del Tartufo”.
Nel periodo natalizio si segnala il Presepe Vivente, che si ispira al Presepe fittile della Chiesa di S. Francesco e il 24 dicembre la Polentata accompagnata da vin brulè.
Il folclore si sposa a Leonessa con una tradizione gastronomica peculiare. Da non perdere i suoi gustosissimi prosciutti e salumi (in particolare il salame schiacciato, privo di grassi perchè lasciato riposare sotto dei pesi) e i piatti tipici, come gli gnocchi al sugo di castrato, la minestra di farro (con il tartufo), gli sfusellati (un tipo di pasta lunga cui si da una forma particolare con le stecche dei vecchi ombrelli).