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Piccola Guida Turistica Montenero Sabino

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Montenero Sabino


Montenero Sabino dista 25 km. da Rieti. Percorrendo la via Tancia s’incontra il bivio per Montenero.

storia e arte
Il paesino è situato su un costone roccioso dei monti Sabini, racchiuso tra i torrenti Riella e Petraro. Il popolamento di questi monti si intensificò nei secoli X-XI, quando sorsero numerose rocche e castelli sulle alture più impervie.
L’incremento demografico determinò nel corso del tempo un massiccio disboscamento dei monti Sabini e in particolare del territorio di Montenero, caratterizzato da una folta vegetazione. Dalla presenza di alberi dal fogliame verde scuro, come i lecci, deriva il toponimo e forse anche dalla presenza nella zona della pietra focaia, ampiamente sfruttata già nella preistoria e utilizzata fino agli inizi del ‘900 per la fabbricazione degli acciarini e delle armi da fuoco.
I più antichi documenti in cui viene menzionata la località risalgono al secolo XI e già nel 1085 esisteva il castello di Montenero, che fu donato da un tal Cencio all’Abbazia di Farfa. La rocca, dominante la strada che conduceva all’abbazia, rappresentava ovviamente un centro di grande importanza strategica per i potenti abati farfensi.
Più tardi numerose famiglie si avvicendarono nel possesso di Montenero, nel XIV secolo passò dai Lavi agli Orsini, signori di gran parte della bassa Sabina, che spesso durante le estati risiedettero a Montenero. Grazie alla loro influenza nel 1503, quando il papa Alessandro VI ordinò l’abbattimento di tutte le rocche in un raggio di 40 miglia da Roma, Montenero potè essere risparmiata. In seguito appartenne ai Mareri, quindi ai Mattei e infine nel XVIII secolo ai Vincentini di Rieti, che nel 1816 rinunciarono ai diritti feudali su Montenero.
Il borgo presenta una struttura urbanistica particolare dovuta alla conformazione dello sperone su cui sorge: si sviluppa lungo un’unica strada principale, l’attuale Via Roma, lungo la quale si allineano due strette file di caseggiati. Alle due estremità il paese, la cui strana forma ricorda quella di un vascello, è concluso dal Castello, in alto, e dalla Chiesa di S. Cataldo, in basso.
Il nucleo fortificato originario doveva occupare soltanto l’altura su cui sorge il Castello, come si deduce dalle tracce ancora visibili di un recinto che cingeva la rocca. Più tardi le mura furono ampliate e il Castello trasformato in Palazzo Baronale nel XV secolo con l’aggiunta dei due torrioni circolari merlati. Il Castello, attualmente in corso di restauro, ospiterà una sede distaccata  dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” per lo studio del teatro, arte e spettacolo, in collegamento con le Università di Amsterdam e Berlino.
La chiesa parrocchiale è dedicata al patrono S. Cataldo, vescovo di Taranto. La Chiesa subì una radicale ristrutturazione nel 1735, per cui conserva dell’edificio medievale soltanto il fianco destro e, all’interno, i locali sulla sinistra che originariamente dovevano costituire una delle navate. Particolarmente interessante la struttura caratterizzata da un’ampia abside circolare. All’interno si ammirano stucchi, affreschi barocchi e la statua della Madonna, una scultura lignea del ‘400, cui gli abitanti di Montenero diedero il nome di Madonna della Maternità per le dolci sembianze del volto.


natura e sport
Il paesino è immerso in un paesaggio dal sapore antico, in cui la presenza dell’uomo non è invadente e si può godere del benessere che donano al corpo e allo spirito ettari ed ettari di montagne ricoperte da una fitta coltre boschiva; un territorio intatto e generoso di frutti, che l’Università Agraria, istituita nel 1917, tutela e promuove.
A 2 km. dal paese è sorta ad opera della V Comunità Montana l’Azienda Faunistica per l’allevamento di cervi e daini, che s’inquadra in un progetto di ripristino dell’ambiente naturale e di recupero della fauna selvatica tramite attività zootecniche alternative da condursi nel rispetto del territorio. L’azienda ha restituito alle foreste di Montenero i suoi naturali abitanti che pascolano liberamente in ampi recinti all’interno dei 120 ettari della tenuta (per ulteriori notizie cfr. pag. 54).
In un soggiorno nel territorio montenerino, particolarmente consigliabile agli appassionati di agriturismo, non deve mancare una visita all’Azienda Faunistica, che può essere inserita in una facile passeggiata montana di quattro ore da Montenero a S. Giovanni Reatino.
Tra le ricorrenze festive segnaliamo la Festa di S. Antonio il 17 gennaio con la processione e la benedizione del pane e degli animali; l’Infiorata del Corpus Domini a maggio che accende con pennellate multicolori le strade del borgo; alla fine del mese la Festa di Maria SS., durante la quale si svolge la Processione dei Ceri; alla metà di agosto i festeggiamenti in onore di S. Cataldo offrono appuntamenti conviviali, manifestazioni teatrali, giochi popolari e allegre tombolate.
A Montenero possiamo gustare i mille sapori del bosco e della campagna in una cucina di rara genuinità: da non perdere la squisita ciambella, il tradizionale dolce delle feste di S. Cataldo e di Maria SS., aromatizzata con semi di anice.