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Piccola Guida Turistica Monte San Giovanni in Sabina

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Monte San Giovanni in Sabina

Monte San Giovanni in Sabina dista 20 km. da Rieti. Percorrendo la via Tancia
s’incontra il bivio per Monte S. Giovanni.


storia e arte
La prima menzione del castello di Monte S. Giovanni si trova in un contratto del 1240, con cui Iohanna de Radolfis, ultima discendente della consorteria dei Camponeschi, vendeva agli Orsini diversi castelli della zona, tra cui appunto quello di Monte S. Giovanni. I Camponeschi, a partire dall’VIII sec., avevano diretto la colonizzazione delle aree in quota dei monti Sabini, fondando tra i secoli X-XI numerosi castelli ed instaurando una potente signoria. Monte S. Giovanni rimase sotto il dominio degli Orsini fino agli inizi del ‘600 quando passò alle dirette dipendenze della Camera Apostolica.
Sebbene nel corso dei secoli l’originaria struttura sia stata alterata da numerose ricostruzioni e le antiche mura assorbite dai nuovi abitati, il paesino conserva nel complesso l’aspetto di un borgo medievale arroccato sulla sommità di un colle: a testimonianza del passato la possente struttura quadrangolare del Mastio, trasformato in Monumento ai Caduti, e la pittoresca Porta-Torre.
La Chiesa di S. Giovanni Battista è costruita sui resti dell’antica rocca, al suo interno alcune tele di notevole interesse, come la Vergine col Bambino del XVI secolo e il S. Michele Arcangelo del XVII.
In località S. Sebastiano, la Chiesa di S. Sebastiano, antica sede parrocchiale, conserva affreschi della fine del XVI secolo ed una Madonna del Latte del XV secolo.
Sulla strada per Poggio Catino, dopo la frazione di Gallo Monte Cavallo, si incontrano sulla sinistra i resti dell’Osteria del Tancia. Sorta verso la fine del Medioevo l’osteria rappresentò per lungo tempo la sosta più importante lungo la via del Tancia, la principale via di collegamento tra la conca reatina e la valle del Tevere, intensamente frequentata dai pastori che praticavano la transumanza e dai mercanti.
Proseguendo sulla provinciale per Poggio Catino, all’altezza del vecchio ponte sul Fosso Galantina, si può imboccare sulla destra il sentiero che conduce alla Grotta di S. Michele Arcangelo. Prima che fosse trafugata, si poteva ammirare in un anfratto della grotta una figura femminile scolpita in una stalagmite. La statuetta rappresentava senza dubbio un’antica divinità pagana, secondo alcuni la dea Vacuna, venerata tra i sabini.
In epoca medioevale la grotta divenne un celebre santuario dedicato al culto di S. Michele, diffusosi nell’Italia centro meridionale nel periodo della dominazione longobarda. La grotta, già nell’VIII secolo, quando fu ceduta dai longobardi di Spoleto all’Abbazia di Farfa, era stata consacrata a S. Michele e nel secolo successivo venne costruito nelle vicinanze un monastero, di cui oggi sopravvivono i ruderi. Secondo la leggenda tuttavia il culto sarebbe molto più antico, addirittura risalente al IV sec. d. C., quando il papa Silvestro, dal suo ritiro sul Monte Soratte, avrebbe visto due angeli scendere dal cielo e sconfiggere il terribile serpente che si era insediato nella grotta; l’episodio rappresenta il trionfo del cristianesimo sui culti pagani.
Le lunghe e aspre lotte tra l’Abbazia di Farfa e la Diocesi di Rieti per il possesso della grotta testimoniano la sua crescente importanza come meta di pellegrinaggi. La contesa ebbe inizio nel 1051 tra l’abate di Farfa Berardo I e il vescovo di Sabina Giovanni che rivendicò il possesso della grotta, arrivando a demolire l’altare e trafugare le reliquie. Sulla via del ritorno un improvviso temporale lo costrinse a cercare riparo e nel punto in cui posò le reliquie miracolosamente smise di piovere; cessata la tempesta il vescovo tornò all’episcopio, dove fu colto da un malore che gli paralizzò metà del corpo e lo indusse a restituire le reliquie. Il papa Leone IX risolse infine la questione a favore di Farfa. Il conflitto si riaccese a più riprese e conobbe esiti alterni, ma divenne sempre più sfumato di pari passo con il diminuire dell’importanza del santuario.
All’interno della grotta numerose testimonianze riecheggiano la sua storia. Nel primo ambiente si trova l’altare, addossato alla parete di sinistra, lo sovrasta un ciborio affrescato con due strati sovrapposti di pitture: il più antico, di cui qua e là appaiono alcuni brani, è di pregevole fattura, mentre il secondo è soltanto un mediocre rifacimento del precedente e può essere datato al XIV secolo. L’altare, il ciborio e gli affreschi dello strato più antico con ogni probabilità risalgono all’XI secolo, datazione che trova riscontro nel racconto delle fonti sulla ricostruzione dell’altare dopo la profanazione del vescovo di Sabina.
Non molto distante dalla grotta, ma più difficilmente accessibile, è la Rocca di Tancia. Come il vicino castello di Fatucchio, sorse nel X secolo su una delle cime del Monte Tancia sotto il controllo dell’Abbazia di Farfa; di entrambi restano oggi soltanto i ruderi, su cui la natura ha il sopravvento in uno scenario di rara bellezza e intensità.


natura e sport
Nel territorio di Monte S. Giovanni si gode di un’atmosfera particolarmente rilassante, di un paesaggio dolce e ridente in cui i tratti di vegetazione rigogliosa si alternano ai mosaici variopinti delle coltivazione pedemontane.
Tra le varie escursioni che si possono fare nella zona, particolarmente interessante risulta quella alla grotta di S. Michele Arcangelo, non soltanto per la suggestione che il luogo esercita dal punto di vista storico artistico, ma anche per la possibilità di ammirare la natura affascinante del monte Tancia e le caratteristiche geologiche della grotta. Il sentiero risale il fianco del monte inoltrandosi in una vegetazione caratterizzata dalla presenza dominante dei lecci; a seconda della stagione ci sorprenderanno delicati fiori di montagna occhieggianti dal folto sottobosco, ciclamini, crochi e persino piccole orchidee spontanee, per le quali tutta la catena dei monti Sabini costituisce uno degli habitat più felici.
La grotta di S. Michele Arcangelo è una cavità naturale che l’acqua nel corso dei millenni ha scavato su una parete di roccia calcarea; al suo interno l’ambiente principale si restringe in anfratti tortuosi in cui si trovano stalattiti, stalagmiti e concrezioni di altre forme. Il carsismo è tuttora in corso come si deduce dalla presenza di piccole escrescenze umide sulla volta e sul pavimento; la grotta è viva e l’acqua, complice il tempo, continua la sua opera millenaria.

        
folclore e gastronomia
Non mancano le occasioni per scoprire un’antica cultura contadina e gustare pietanze preparate con semplicità da mani esperte.
Verso la fine del mese di gennaio, durante la Festa di S. Sebastiano, si distribuiscono panini con le salsicce.
Nella prima domenica di maggio si svolge la Festa di S. Michele, in cui viene celebrata la messa nella grotta e la popolazione si organizza per una colazione al sacco; nello stesso mese cade la Festa dell’Immaginetta, per cui si preparano ogni anno alternativamente i fagioli con le cotiche o la panzanella con il pane casareccio della frazione di Gallo; durante la festa dell’Immaginetta ha luogo la caratteristica Fiera di merci e bestiame, che si ripete l’ultima domenica di ogni mese e in occasione della Festa della Madonna di Spineto, nella seconda domenica di settembre, e della Festa di S. Generoso, nella terza domenica di agosto (la fiera più importante).
Infine è da segnalare l’Agosto in musica, con i concerti della nota Società Filarmonica Monte S. Giovanni, che animano le serate estive nelle varie località del territorio comunale.