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Presentazione

Il territorio del Montepiano Reatino

5^ Comunità Montana Montepiano Reatino Il territorio della 5^ Comunità Montana Montepiano Reatino si estende per 52.906 Ha ed è situato a nord-est della provincia di Rieti, racchiuso fra la catena dei Monti Sabini ad ovest e la catena dei Monti Reatini ad est.
I suoi confini
La denominazione “Montepiano Reatino”, di origine convenzionale, è stata adottata per designare il territorio di competenza amministrativa della 5^ Comunità Montana, che si presenta con una grande vastità ed eterogeneità territoriale, rendendo necessario ed essenziale un ruolo di coordinamento, promozione e gestione di attività e servizi da parte della Comunità Montana.
Il territorio è caratterizzato da una valle centrale, la Valle reatina, contornata da una serie di splendidi rilievi montuosi e collinari fra cui spiccano il Monte Terminillo (2212 mt) ad est e il Monte Tancia (1.292 mt.) a sud – ovest.
La 5^ Comunità Montana Montepiano Reatino è composta da 12 comuni reatini: Cantalice, Cittaducale, Colli sul Velino, Contigliano, Greccio, Labro, Leonessa, Morro Reatino, Monte San Giovanni in Sabina, Montenero Sabino, Poggio Bustone, Rivodutri; ognuno di questi comuni ha sul proprio territorio peculiarità artistiche, storiche, culturali e naturali che meritano di essere conosciute.


La Storia

Monte - piano - reatino: il nome deriva dalle due componenti principali del territorio della 5^ Comunità Montana che, insieme ad un altro importante elemento, hanno da sempre condizionato la vita e la tipologia degli insediamenti delle popolazioni locali.
La montagna, la pianura, il fiume.
Una pianura circondata da monti e solcata da un fiume, il Velino,
La pianura reatina fu occupata in epoca preistorica da un grande lago denominato ‘Lacus Velinus' dal nome del Fiume Velino che l'ha generato, le cui origini sono da ricondursi all'era quaternaria quando le acque cominciarono a sedimentare calcare in seguito a una lunga attività vulcanica, che le rese ricche di carbonati di calcio e le dotò di un forte potere incrostante.
La sedimentazione calcarea si verificò in territorio umbro, nel punto di confluenza tra il Fiume Velino ed il Fiume Nera, creando un notevole dislivello fra l'altopiano reatino e quello ternano, che in origine si trovavano sullo stesso piano.
L'innalzamento progressivo dei sedimenti creò dapprima un forte dislivello fra i due altipiani e poi un vero e proprio sbarramento travertinoso, che ostruendo il passaggio alle acque del Velino che finirono per allagare l'intera piana reatina.
La presenza del lago costrinse le popolazioni del luogo ad insediarsi ai suoi bordi o lungo i pendii dei monti, tanto che ancora nel Medioevo i collegamenti fra i paesi a Nord della conca reatina avvenivano tramite piccole imbarcazioni, e si narra che anche S. Francesco, nel suo periodo di permanenza a Rieti abbia raggiunto gli eremi di Greccio, e Poggio Bustone, spostandosi con una barca.
La presenza di un lago la cui profondità massima raggiungeva 370-380 m., rappresentò per le popolazioni indigene una ricchezza e al tempo stesso un cruccio: infatti, se da un lato la pescosità delle sue acque trasformò i reatini in un popolo di pescatori, dall'altro, la sua tendenza a ristagnare e a formare zone paludose e insalubri, ne fece una seria minaccia per la salute, e fu causa di lunghe epidemie di malaria.
Per questa ragione, ma anche per guadagnare terra coltivabile alle acque, il Console romano Marco Curio Dentato, nel III sec. a.C dopo aver annesso la Sabina a Roma, fece eseguire il primo taglio dello sbarramento travertinoso presso la località che, non a caso, fu denominata Marmore.
Tuttavia la Cava Curiana, che per quei tempi rappresentò un'opera di portata straordinaria, rivoluzionando totalmente la vita degli abitanti del luogo, risolse solo per qualche secolo il problema dell'allagamento della piana reatina, poiché a causa dell'inesorabile e incessante processo di sedimentazione calcarea le acque del Velino continuavano ad ostruire a se stesse il passaggio alla confluenza con il Nera.
La minaccia costante dell'impaludamento di gran parte della pianura, che comprometteva la salubrità dei luoghi ed ostacolava i collegamenti, si ripropose infatti nel XVI secolo, imponendo un nuovo intervento di drenaggio.
La nuova cava, fatta eseguire da papa Paolo III nel 1547, viene ricordata con il nome di Cava Paolina, ma si rivelò un'opera del tutto fallimentare tanto da richiedere un ulteriore tentativo nel 1596, durante il pontificato di papa Clemente VIII, questa volta fortemente sollecitato dal comune e dai nobili reatini.
Finalmente, con la Cava Clementina lo scopo della bonifica fu sostanzialmente raggiunto e con essa si riuscì ad evitare che la piana reatina tornasse a diventare un lago nei secoli successivi.
Tuttavia, queste opere titaniche non riuscirono mai a scongiurare i periodici allagamenti della valle reatina, dovuti in gran parte alla enorme massa d'acqua raccolta dal Fiume velino durante il suo corso.
Le acque continuarono così ad insidiare la valle, ma anche la popolazione urbana, soprattutto quella più povera, stanziata lungo il tratto del Fiume Velino che lambisce il centro storico della città di Rieti.
Gli allagamenti continuarono fino agli anni '30 del Novecento, quando grazie alla costruzione di due imponenti dighe si poté regolamentare il flusso delle acque provenienti dai fiumi Salto e Turano che solcano le valli omonime.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che la realizzazione dei due invasi provocò due effetti fra loro contrastanti: se da un lato essa contribuì a risolvere il problema degli allagamenti della valle reatina, e al tempo stesso rese disponibile l'acqua dei due fiumi per la produzione di energia elettrica, dall'altro portò enormi disagi alle popolazioni che abitavano le valli inondate dalle acque dei due fiumi.
Si realizzò un vero e proprio esodo, con l'abbandono dei paesi che sarebbero stati sommersi per sempre dall'acqua, e la ricostruzione più a monte degli abitati.


Economia, Cultura e Tradizioni

Le attività di sviluppo economico presenti sul territorio del Montepiano Reatino sono ben distribuite e diversificate, tenendo conto delle specifiche realtà